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Lorenzo Invernici: Ritratti che ricordano il passato

Questa settimana come artista abbiamo selezionato un fotografo che si occupa di ritratti.

il suo nome è Lorenzo Invernici  , attualmente vive a Brescia e oltre alla fotografia si occupa anche di Graphic Design, specialmente in ambito EDM ed eventi di musica elettronica.

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-Cosa ti ha portato ad intraprendere il tuo cammino nel mondo dell’arte?

I miei genitori mi hanno stimolato fin da piccolo a confrontarmi con il mondo artistico: mio padre si occupava di fotografia naturalistica per alcune riviste, mentre mia madre spaziava dalla pittura sul vetro ai lavori con la pasta di sale. Il mio incontro con l’arte a livello scolastico è avvenuto alle superiori, un liceo scientifico a indirizzo artistico. Devo dire che l’insengnate di storia dell’arte (ritrovato poi anche in accademia qualche anno dopo) era molto in gamba e riusciva a coinvolgere tutta la classe. Durante gli ultimi tre anni ho dovuto scegliere un corso di specializzazione e ho avuto così modo di iniziare ad approfondire le mie (poche) conoscenze di photoshop. Gli studi sono poi proseguiti all’università, alla LABA di Brescia, dove ho ottenuto una laurea triennale e specialistica in graphic design e multimedia. A dir la verità, prima di frequentare l’accademia, della fotografia mi importava poco o nulla. Ogni tanto andavo a fare fotografie con mio padre, ed è stato lui ad insegnarmi i fondamenti. Spesso mi annoiavo, al collo avevo una Nikon Fe e al tempo non era così affascinante l’attesa di sviluppare le foto per scoprire cose avevo combinato. In ogni caso in accademia, al primo anno ho frequentato un corso di fotografia digitale, e siamo partiti spediti a studiare le luci artificiali e i fondamenti del ritratto. Quelle lezioni hanno stuzzicato la curiosità e la voglia di provare, così ho preso la mia prima piccola reflex digitale e ho iniziato così il mio percorso. Ho passato moltissime ore a provare e riprovare, soprattutto a sperimentare con la luce in studi (il garage della casa dei miei genitori). Guardavo moltissimi video su youtube, dietro le quinte di grandi fotografi, interviste. Devo dire che la maggior parte delle cose che ho imparato, le ho apprese proprio da li.

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-Come influisce il tuo percorso formativo nelle opere?

Il percorso formativo ha sicuramente una buona importanza, ma la cosa che influisce di più è sicuramente il gusto estetico che ho maturato nel tempo. Mi piacciono le atmosfere “drammatiche”, mi piace la luce cinematografica, mi piacciono le atmosfere sospese. La più grande influenza penso derivi dai capolavori che ho studiato durante storia dell’arte. Caravaggio, Rembrandt, Delacroix, sono alcuni dei maestri che mi hanno da sempre ispirato.

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-Come passi dall’idea alla realizzazione? Hai una progettualità che applichi sempre?

Dipende molto da “opera a opera”. Tante volte parto con un idea, ci sono stati casi dove addirittura ho fatto degli schizzi per rappresentare lo scatto che avevo in mente e per spiegarlo ai soggetti, o per dare un idea ad eventuali assistenti di dove poter piazzare le luci.  Ci sono altre volte dove invece vado in location e cerco di adattarmi e cerco di costruire qualcosa attorno a quello. Nel caso della fotografia di Federica sulla scogliera, avevo deciso la location prima ancora del soggetto. Ero stato in quella zona anni prima, in vacanza, e subito mi aveva conquistato e avevo iniziato a pensare a come avrei potuto sfruttarla. Così dopo 2 anni circa ho finalmente trovato il soggetto adatto. Altre volte invece sono le persone che collaborano con me ad darmi delle idee chepoi realizzo, o comunque degli spunti che poi sviluppo.

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-Hai dei punti di riferimenti artistici?
Moltissimi, oltre ai pittori che ho citato prima, ci sono tantissimi fotografi che ammiro e che per me sono sempre fonte di estrema ispirazione: Annie Leibovitz, Joey Lawrence, Marco Grob, Mark Seliger, Dean Bradshaw, Dan Winters, David
Lachapelle.
Tutte personalità forti, che strizzano molto l’occhio a quel mood drammatico e
cinematografico che a me piace molto.

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-Qual è,secondo te, il ruolo dell’artista nella società italiana contemporanea?

E’ difficile dirlo. Non penso ci sia un ruolo preciso. Ci sono tantissimi fotografi che attraverso le loro immagini cercano di trasmettere ideali abbastanza profondi, come ad esempio Jeremy Cowart o Matias Klum. Ci sono poi altri che invece cercano più che altro una soddisfazione “estetica” . Molti dei nomi citati prima hanno portato avanti progetti personali molto profondi: Joey Lawrence sta portando avanti una serie di ritratti di membri di tribù e di realtà che stanno piano piano scomparendo,  LaChapelle ha sempre affrontato tematiche forti, anche nelle immagini commerciali, per sensibilizzare di più le persone su questi argomenti.
Per quanto mi riguarda non ho ancora trovato la mia strada per affrontare progetti di questo tipo, per ora sto per lo più facendo quello che Oscar Wilde definiva “l’arte per il piacere di fare arte” , anche se più che definirla arte la definirei ricerca per immagini.
Purtroppo parlando di società italiana, penso che il ruolo dell’artista sia poco
considerato. Il fotografo da molti non è quasi nemmeno considerato un lavoro, ma più che altro un passatempo.

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bstag(Foto del backstage scattata da Margaryta Bushkin)